21.8.17

Il violinista


La navata dall’ingresso centrale all’altare era decorata con fiori bianchi che illuminavano ancora di più quella serata speciale. Lo sposo sorrideva nervoso, metteva e toglieva le mani dalle tasche per salutare da lontano gli invitati che arrivavano. Parlava ogni tanto con il sacerdote, il quale, vantando un’esperienza di duecendo nozze celebrate, faceva delle battute per aiutarlo a rilassarsi. Intanto, a pochi metri da loro, due musicisti aspettavano il loro momento vestiti in modo impeccabile e con il violino in mano.

 I minuti trascorrevano e la sposa non arrivava. Uno dei testimoni suggerì che i violinisti iniziassero a suonare le migliori musiche del loro repertorio per distrarre gli ospiti in fribillazione. L’organo dall’alto della chiesa, con la prima nota dell’Adagio di Albinoni, creò da subito un’atmosfera solenne e provocó il silenzio assoluto. Il padre dello sposo sembrava un po’ infastidito, disse a voce bassa al figlio che il pezzo gli sembrava troppo triste per un evento così importante. Ma lui non prestò attenzione, o forse non volle ascoltarlo. Era, come tutti, tranquillo e osservava attento, sedotto dalla melodia. Il ritardo della sposa passò qundi in secondo piano, tanto che quando la sposa fece la sua apparizione se ne accorsero solo il prete e il fotografo. Dopo qualche secondo le persone si guardarono tra loro, musicisti compresi. Non sapevano se dovessero continuare a suonare oppure fermarsi. Con una manovra ritmica sorprendente passarono a intonare il famoso Canone di Pachelbel, cosa che fece partire spontaneamente un paio di applausi. Nel fare la sua comparsa, la sposa aveva il sorriso stampato sul volto e nessun segnale visibile di ansia, al contrario dello sposo.

Come hanno fatto? Sono molto bravi” diceva una signora all’amica riferendosi agli interpreti che erano intenti nella loro coinvolgente esecuzione. Quella stessa signora di fatto non aveva staccato lo sguardo dal violinista più giovane che, con gli occhi chiusi, sembrava respirare all’unisono con lo strumento che suonava, lasciandosi inebriare dal profumo dello stesso. Aveva un’espressione melanconica che prima non aveva. La cerimonia continuó secondo i piani. Il vivace sacerdote benedisse gli sposi che si giurarono eterno amore e le madri si commossero lasciando scendere inevitabilmente qualche lacrima. I freschi consorti si diedero nuovamente un bacio e si lasciarono andare agli scroscianti applausi del pubblico emozionato. La musica riprese a suonare per la gioia di tutti, componendo una perfetta e indimenticabile canto. Il suono delle corde si confondeva tra le risate, le battute e gli evviva degli invitati. Pochi ascoltarono ciò che qualcuno si era lascianto scappare inopportunamente: ci fu un tempo in cui il giovane violinista e la sposa si erano amati. Coloro che avevano sentito si girarono a guardare il musicista. Ora era tutto chiaro. La coppia di sposini salì su un’auto bianca e sfrecciariono veloci verso la location della festa. Gli ultimi a lasciare la chiesa potevano giurare che da lontano ancora si poteva sentire un motivo dolce e triste, infinito.

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