21.8.17

Whisky


Le cose non andavano molto bene nell’officina di Don Pascual. Una settimana prima, all’alba erano entrati a rubare – sicuramente i pneumatici tedeschi che aveva appena acquistato – e, sebbene se ne accorse in tempo e riuscì a farli scappare, i ladri gli avevano già scardinato la porta di metallo. Boris, il suo vecchio pastore tedesco neppure se n’era reso conto. Nonostante in passato l’avesse salvato da vari tentativi di furto, adesso i riflessi si erano indeboliti ed era diventato sempre più fiacco. Però a Don Pascual non passava neppure per l’anticamera del cervello di svegliarlo, dopo averlo accompagnato per dieci lunghi anni ogni giorno dalle sei del mattino fino a fine giornata, si meritava tutto il riposo del mondo.

Don Pascual non solo era il maggiore, ma era il migliore a gestire l’attività tra i suoi quattro fratelli, il successore designato da suo padre, capace di riuscire a far funzionare qualsiasi motore che gli mettessero davanti. Maestria acquisita con gli anni, che tuttavia si sarebbe portato nella tomba, perché nessuno dei suoi cinque figli si era mai interessato a questo mondo come invece aveva fatto lui sin da piccolino, tutto sporco di grasso, smontando sistemi meccanici complessi e sistemando i bulloni più malandati. Indubbiamente il buon Boris avrebbe imparato perfettamente il mestiere, se solo avesse potuto. Era sempre pronto, seduto e con gli occhi brillanti, sbattendo al suolo la coda e indossando una delle tante giacchette macchiate come tuta da lavoro, magliette vecchie alle quali Don Pascual tagliava le maniche. I clienti entrando salutavano entrambi con il rispetto che si deve ai padroni di un’attività di successo. Le giornate erano alquanto prevedibili: radio FM con l’unica stazione che trasmetteva buona salsa, La Rumba; scheletri di macchine che servivano per far resuscitare le auto appena arrivate; Doña Cecilia sempre puntuale all’una del pomeriggio con il pranzo per poi andare a farsi la siesta; i giretti di Boris al parco attraversando la strada; la birretta con l’amico che passa a salutare. Con gli anni arrivarono nuove macchine, nuovi clienti e nuovi amici. Però anche Don Pascual si sentiva stanco, gli apprendisti che arrivavano per aiutarli duravano poco e una volta imparato l’essenziale se ne andavano. E quindi si ritrovava a dover fare tutto da solo fino a che non se ne presentasse uno nuovo. Queste sfortune e il tentativo di furto della settimana precedente gli facevano credere che non era un buon periodo per l’officina.

A tre giorni da Natale, Don Pascual e il suo nuovo assistente stavano decorando la vetrina a malavoglia sotto imposizione di Doña Cecilia. “Altrimenti niente tacchino per cena!” aveva minacciato. Boris, invece non arrivò all’ora di pranzo, ultimamente ci metteva molto a trovare la strada del ritorno quando andava a passeggiare nel parco. Arrivò verso le quattro del pomeriggio e con un nuovo amico. Era un cane giovane, un incrocio tra un pastore e un siberiano, dal pelo frondoso color bianco e nero. Aveva lo sguardo un po’ triste, però si divertiva girando intorno a Boris, abbagliando e scodinzolando. Era abbastanza sporco, con il pelo cresciuto, ma non sembrava selvatico. Verso sera, venne presentato al resto della famiglia come nuovo membro e venne battezzato con il nome di Lupo. La mattina seguente Lupo e Boris sfoggiavano orgogliosi le loro uniformi da lavoro. I clienti erano contenti di vedere il nuovo componente della squadra e addirittura un acquirente tornò con un berretto da Babbo Natale per tutti. Doña Cecilia sorrideva soddisfatta, scattava foto con il suo cellulare e le inviava ai suoi figli, che presto sarebbero venuti a trovarli per passare insieme la notte di Natale. L’arrivo di Lupo aveva portato una ventata di aria fresca nell’officina che ora aveva un altro aspetto, era più vivace.

Arrivò il ventiquattro e Don Pascual decise di cambiare stazione radio per mettere dei canti di Natale. Pioveva, ma la gente comunque camminava frenetica per le strade con quell’agitazione tipica dei preparativi natalizi. Quel giorno avrebbe chiuso presto per aiutare a preparare la cena e accogliere figli e nipoti. Pensare a loro lo metteva sempre di buon umore. Prima del pranzo andò a comprare un paio di bottiglie di champagne per offrirne un bicchierino agli ultimi clienti che fossero passati. Ritornando dal supermercato trovò riparo sotto un cartello appeso a un palo della luce. Era la foto di Lupo, che in realtà si chiamava Whisky e aveva una famiglia che lo stava cercando. Rimase un attimo a guardare il palo, neppure il cartello, come a cercare di riordinare le idee. Tornò all’officina e vide Boris e Lupo dormendo mentre l’assistente canticchiava un canto natalizio che suonava alla radio, prese un guinzaglio e senza dire nulla a nessuno uscì con Lupo (o Whisky) che lo guardava perplesso con il suo berretto di Babbo Natale infilato in testa. Don Pascual fece un sospiro profondo, lo accarezzò con tenerezza e continuò a camminare, fischiettando il canto natalizio che stava suonando alla radio.

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