23.10.14

Un amore d'estate


Ci guardammo per un attimo senza dire una parola. Avrei potuto giurare che si sentiva in sottofondo “The Way” dei Fastball, la nostra canzone preferita in quei giorni lontani, colonna sonora della nostra storia. Lei mi prese per mano e camminammo insieme sulla sabbia ancora tiepida. Per un attimo ritornammo a essere ribelli, sognatori, stupidi. All’improvviso inciampai, quasi cademmo, lei si lasciò scappare un disperato ma sincero “Merda!” e iniziammo a ridere come pazzi. Per la seconda volta nella nostra vita non c’era spazio per discorsi, spiegazioni, e men che meno per promesse, che all’epoca non pesavano tanto come ora, a trent’anni suonati. Solo risate e qualche breve momento di nostalgia in omaggio a un amore che nacque una notte come questa, sulla stessa spiaggia quindici anni fa.

Era l’estate del millenovecento novantotto, fine Febbraio e si avvicinava l’inizio del mio ultimo anno di liceo. Sapevo che i tempi spensierati stavano finendo e per questo mi godevo il più possibile i miei ultimi giorni di riposo. Da buon adolescente degli anni novanta, usavo e abusavo dei vestiti larghi, mi facevo buchi nei jeans, MTV era il mio canale di musica preferito, mostravo orgoglioso la barbetta, mi lasciavo crescere i capelli senza alcun risultato degno di nota e frequentavo le discoteche alla moda. La voglia di ribellarmi al sistema educativo dei mie genitori, si arrestava solo quando chiedevo il permesso per andare a una festa di compleanno o quando avevo bisogno di soldi, in realtà quasi sempre le due cose coincidevano. Mio padre aveva ereditato da mio nonno una casa a Santa Maria cinque anni prima e da allora le nostre vacanze le passavamo lì. Mio fratello maggiore, che aveva preso lo spirito estroverso di mio padre, finiva sempre per uscire con delle ragazzine che fumavano e mi guardavano con quello sguardo pieno di tenerezza - che detestavo - dedicato tipicamente al fratello più piccolo. Alcune di loro avevano la mia età ma per qualche strana ragione con mio fratello facevano finta di essere più grandi. Solo qualche anno dopo avrei capito il perché. L’ultima notte di quel mese, mio fratello mi vide mentre osservavo come si preparava per andare a una festa in casa di una vicina e mi disse: “Vestiti, oggi vieni con me!” A quell’età una frase così equivale a una scarica elettrica. In cinque minuti ero pronto. Già mi immaginavo fumando, ubriaco per la prima volta e intento a baciare una ragazzina bella come quelle di cui si circondava mio fratello.

La casa della festa non era molto lontana dalla nostra; era piena di gente. Riconobbi e salutai alcuni amici, che non erano veri e propri amici perché li vedevo solo in estate. Intanto mio fratello era scomparso nella folla. Qualcuno mi offrì una lattina di birra, che afferrai con attenzione cercando di sembrare a mio agio, però quando l’aprii la schiuma schizzò fuori e la birra sporcò il vestito bianco di una ragazza che mi stava di fianco. Immediatamente sentì quel calore che si percepisce quando uno sa di essere arrossito. Le chiesi scusa e lei mi rispose con un mezzo sorriso, anche lei rossa in volto. Le chiesi se voleva uscire in terrazza e le dissi che il vento l’avrebbe aiutata ad asciugarle il vestito e lei accettò. 

Lì iniziammo una conversazione che durò fino alle cinque del mattino, quando la festa terminò. “Se vuoi trovo un'altra birra per bagnarti così rimani con me ancora un po’”, le dissi e lei sorrise. Da quel giorno ci cercavamo la mattina presto per andare a nuotare, ci coprivamo di sabbia, esprimevamo desideri quando il sole scompariva all’orizzonte, a volte la portavo a casa per pranzo e vedevo che mio fratello mi guardava con una certa invidia – che mi faceva sentire bene. Il tempo è relativo agli occhi e al cuore con il quale lo si guarda e noi vivemmo, imparammo e costruimmo ricordi indimenticabili in tre settimane e due giorni. Quando fu il momento di tornare a Lima per studiare le promisi che l’avrei chiamata per vederci e per continuare ad innamorarci. Lei si fece scappare una lacrima e mi abbracciò forte, forse già intuendo che non ci saremmo mai più rivisti.

Non ricordavo l’ultima volta che ero stato al mare da allora. Tornai perché volevo controllare i lavori di ristrutturazione della casa per passarci la seguente estate con mia moglie e mio figlio di due anni. Camminai lungo la stessa strada che facevo per andare al mare e all’improvviso la vidi…

Eduardo Ramon
 

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